Le figlie di Shandong, di Eve J. Chung

 
Oggi vi parlo della mia ultima splendida lettura, "Le figlie di Shandong", di Eve J. Chung, edito Corbaccio. Un libro vero, emozionante, sconcertante, assolutamente da non perdere.


Autore: Eve J. Chung
Data di pubblicazione: 8 ottobre 2024
Traduzione: Maria Elisabetta De Medio
Edito: Corbaccio
Pagine: 376


TRAMA


Le femmine sono la maledizione della famiglia Ang… Nel 1948 la guerra civile infuria in Cina, ma nella regione rurale dello Shandong la ricca famiglia Ang sembra più preoccupata dell’assenza di un erede maschio. Hai è la maggiore di quattro figlie e trascorre il suo tempo badando alle sorelline. La seconda, di un anno più giovane di Hai, sa come nascondersi per evitare di venire coinvolta nelle faccende domestiche, e la loro madre – vessata dalla famiglia perché «incapace» di dare al marito l’agognato figlio – compie i suoi piccoli atti di ribellione in cucina. Quando l’esercito comunista si avvicina alla loro cittadina, il resto della famiglia si trasferisce nel sud del paese, abbandonando madre e figlie, altrettante bocche inutili da sfamare. Non potendosela prendere con un maschio Ang, i soldati dell’armata rivoluzionaria individuano in Hai la rappresentante della classe di proprietari terrieri da punire per la loro ricchezza. E la ragazza sopravvive a stento alla loro brutalità. Comprendendo che il peggio deve ancora venire, le donne della famiglia decidono di fuggire dalla loro regione. Senza mezzi, senza cibo, senza denaro, ma forti e fiduciose, falsificano i loro permessi di viaggio e si mettono in cammino per raggiungere la famiglia che le ha abbandonate. Dalla campagna alla brulicante città di Qingdao, fino alla colonia britannica di Hong Kong e infine a Taiwan, saranno testimoni dei cambiamenti drastici di un grande Paese e delle difficoltà estreme patite da un popolo preso nella morsa della rivoluzione. Ma con la perdita della loro casa e la nuova vita che devono affrontare, Hai con la madre e le sorelle sperimenteranno anche una nuova libertà, quella di prendere in mano le redini del proprio destino, di sciogliere i lacci imposti al loro genere e di costruire la loro nuova storia.

“Ci sono momenti della vita che ripercorriamo di continuo, fantasticando su esiti diversi, rimpiangendo le scelte fatte e pensando a quanto hanno contribuito a determinare ciò che chiamiamo destino”.

Hai è la primogenita della famiglia Ang, ricchi proprietari terrieri nelle campagne dello Shandong. 
La sua mamma, donna dal cuore grande in un corpo piccolo, si occupa della casa e non desiste dall’aiutare i contadini in difficoltà con razioni extra di cibo o qualche unguento particolare, sapientemente sottratti alla famiglia, in particolar modo allo sguardo attento e all’indole avara della suocera Nai Nai. Questo fa sì che tutti la apprezzino e la stimino, poiché è l’unica della loro famiglia benestante a dimostrare più di un mero e superficiale interesse per la forza lavoro. Questo sarà, in un certo qual modo, di grande aiuto per lei e le sue figlie. “Figlie femmine, inutili bocche da sfamare e lei stessa un disonore per il marito, in quanto non è riuscita a concepire un figlio maschio”. Questo è quanto le ripete in continuazione Nai Nai, regina indiscussa del focolare, alla quale lei non deve far altro che obbedire.

L’avanzata dell’esercito comunista guidato da Mao Tse-tung costringerà le piccole donne a lasciare la propria casa e affrontare pericoli, povertà, fame e umiliazione, in quello che sarà un disperato viaggio che, con immensa fatica, le vedrà approdare a Qingdao, per poi rimettersi in cammino e, con grandi speranze, cercare di raggiungere Hong Kong. Qui conosceranno persone nelle medesime difficoltà, disposte a darsi una mano ed aiutarsi a vicenda, lavorando per quanto possibile, patendo la fame, vivendo in alloggi malsani e di fortuna, ma non desistendo dal creare solide amicizie e profondi affetti. Obiettivo finale: raggiungere Taiwan per ricongiungersi con la famiglia Ang e anelare ad un futuro migliore.

Una storia toccante, struggente, bellissima, che vede una madre lottare con le unghie e con i denti per far sopravvivere le figlie, trasmettendo coraggio e ottimismo anche quando le circostanze debilitano, avviliscono e scoraggiano.

Due sorelle diverse, accomunate dall’odio per il padre e la nonna paterna e l’amore per la madre, che sapranno aiutarsi e sostenersi, spesso senza comprendersi del tutto, ma decise a impegnarsi per cambiare il loro destino.

Impossibile non immedesimarsi nella sensazione di disperazione, abbandono e impotenza che spesso pervadono la piccola Hai. 
Il suo lottare per quello in cui crede, sperando in una vita migliore rispetto a quella della madre, cercare di arginare regole e tradizioni di decenni in virtù di un futuro meno svilente per sé stessa e le sue figlie, è davvero ammirevole e rappresenta tanti piccoli passi in previsione di un lungo, ma appagante cammino. 
Una storia che vede tre generazioni di donne sopravvivere tra difficoltà e lotte generazionali con coraggio, amore, speranza e, infine, rivalsa
Una nipote che, tramite racconti e fonti storiche, narra la storia della sua famiglia fuggita alle persecuzioni comuniste durante la guerra civile in Cina.

“Da madre, le sfide più grandi sono state identificare i valori che desideravo trasmettere ai miei figli e trovare il coraggio di rompere con la tradizione quando era necessario. Spesso era difficile andare contro ciò che mi era stato insegnato e discostarmi da ciò che le persone che avevo intorno continuavano a considerare normale, ma sapevo che il futuro dei miei figli dipendeva da questo.”

Che dire... penso che ci siano libri che non possano non essere letti poichè capaci di arrivare fino al cuore del lettore e “Le figlie di Shandong” di Eve J. Chung è indubbiamente uno di questi.

SABRINA

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