La mia recensione per Thriller Nord - La vita normale, di Yasmina Reza
Yasmina Reza, attraverso le
parole di "La vita normale" (Adelphi), ci regala un romanzo nato
dall'osservazione e l'ascolto da lei svolto in Francia negli ultimi anni
durante alcuni processi. Interessante, introspettivo, una lettura particolare,
indubbiamente da non perdere.
Autore: Yasmina Reza
Traduttore: Davide Tortorella
Editore: Adelphi
Genere: Narrativa
Pagine: 190
Pubblicato: 13 maggio 2025
SINOSSI
«Per me il tribunale è un luogo di osservazione come un altro, come la strada, o la mia camera da letto» ha risposto Yasmina Reza quando le è stato chiesto perché, da quindici anni, segua processi, oscuri o clamorosi, in giro per la Francia. «Colui che crediamo altro da noi non lo è» afferma Reza, che, lasciando ai cronisti giudiziari il loro mestiere e alla giustizia di cercare (invano?) un senso nel caos, preferisce fare un passo di lato – e ogni volta spiazza il lettore. Senza curarsi di proclamare verità universali e concentrandosi invece su «frammenti di umanità» – un gesto, una frase, una postura, un dettaglio dell’abbigliamento –, Reza riesce a cogliere, nelle esistenze degli imputati, dei testimoni e delle vittime, qualcosa che non di rado alla giustizia sfugge, e che a quelle esistenze ci accomuna. È «la vita normale», che segue come un’ombra la sua controparte assassina, sovrapponendosi continuamente a essa. Come nel caso della donna che, un mattino di novembre, «incalzata, spinta da una forza senza nome», esce di casa per andare su una spiaggia ad abbandonare sua figlia alle onde, e poi torna a chiudersi nell’opacità della sua esistenza, «presente senza esserlo, come a strapiombo su sé stessa». A lei e ad altri fantasmi è dedicato questo libro. Fantasmi che irrompono sulla scena accanto a quelli dell’autrice, che ha la capacità, propria solo dei grandi scrittori, di insinuarsi nella psiche del lettore senza lasciargli il tempo di comprendere ciò che ha appena letto.
“Per me il tribunale è un
luogo di osservazione come un altro, come la strada, o la mia camera da letto”.
Incuriosisce ed affascina questo
interesse da parte di Yasmina Reza, non solo scrittrice ma anche drammaturga,
attrice e sceneggiatrice, nel presenziare ad alcuni processi che si svolgono in
Francia, da circa quindici anni ad oggi.
Con un punto di vista
esclusivamente da osservatrice, senza arrogarsi il diritto di esprimere
giudizi, minimamente intenzionata a sostituirsi ai ruoli di giudici o giuria,
la Reza racconta storie di vita, fatti di cronaca, attimi di follia improvvisi
che, con una naturalezza disarmante, si sostituiscono a momenti di vita
normale.
“Non si può essere sempre
all’altezza della situazione. Che cosa aspettano, soli, rannicchiati su sè
stessi, involontariamente o deliberatamente ignari del disastro che hanno
combinato”.
All’interno di capitoli brevi e
con una scrittura incisiva, diretta, attinente ai fatti, senza voler scioccare
né impressionare il lettore, prendono vita storie, avvenimenti, sentimenti,
trascorsi di persone, per lo più di donne riportate dall’autrice, rendendo così
tangibile al lettore il labile confine che separa “una vita normale” da qualcosa
di violento, incontrollato che prende, quasi inconsapevolmente, il sopravvento.
Indagare la mente umana, studiare
espressioni, sguardi, toni e rimanere stupiti ogni qualvolta reazioni
inaspettate e fuori controllo hanno la meglio su atteggiamenti che avremmo
definito regolari, ordinari, “normali”, che, invece, non desistono
dall’impadronirsi di sguardi, mani, azioni, impulsi e portarli al limite,
sempre di più.
Vittime, aggressori, imputati,
testimoni, subiscono lo sguardo attento dell’autrice, la quale ci mostra non
solo le varie sfaccettature dell’animo umano, ma anche di quelle menti
inaccessibili, impossibili da interpretare, che alternano inspiegabilmente
un’esistenza mansueta a ribellioni improvvise. Ma dietro ad ogni azione la Reza
considera la possibilità di una spiegazione, un vissuto, un subìto che ha indotto
l’assassino a compiere ciò che ha compiuto.
Nel “box” all’interno dell’aula
di tribunale, si alternano uomini, donne, giovani, anziani.
Li ascoltiamo
insieme all’autrice, proviamo ad unire i fili, considerare circostanze,
avanzare ipotesi per farci condurre al di là di ciò che appare, spesso non
sufficiente a definire una persona in tutta la sua complessità.
Ai racconti giudiziari si
alternano aneddoti autobiografici dell’autrice, grazie ai quali ci addentriamo
nella sua vita e conosciamo personalità sia semplici che complesse, mai
esclusivamente buone o cattive, che arricchiscono e spaziano all’interno del racconto.
“Le persone che si vedono
di tanto in tanto ci tengono a non deludersi”.
Una narrazione indubbiamente
particolare questo ultimo romanzo di Yasmina Reza, e nonostante non vi sia un
vero e proprio collegamento nel susseguirsi dei capitoli, la lettura affascina
e coinvolge grazie all’indubbia capacità dell’autrice nel raccontare vite
all’apparenza “tristemente ordinarie”, che invece racchiudono al loro interno
molteplici sfaccettature, capaci di far riflettere il lettore.
SABRINA



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