A mani nude, di Marina Visentin
Con "A mani nude", Marina Visentin firma il terzo capitolo della serie capitanata dalla vicequestora Giulia Ferro e, sapientemente, ci trascina all'interno di una trama complessa, profonda e indubbiamente coinvolgente. Laurana Editore
Autore: Marina Visentin
Editore: Laurana
Pubblicato: 3 ottobre 2025
Genere: Noir
Pagine: 300
SINOSSI
Milano, primavera. Il corpo di Guido Andrea Del Corno viene trovato impiccato al Cimitero Monumentale, accanto alla tomba di famiglia. Il giorno prima, un altro cadavere era emerso dal Naviglio Grande: Chicco Luini, ex terrorista rosso con una storia da cancellare. Due morti distanti, due storie all’apparenza senza legami. Ma per la vicequestora Giulia Ferro qualcosa non torna. A spingerla a guardare più a fondo è Vitalo, vecchio militante e amico del padre di Giulia, che insinua un dubbio: Luini e Del Corno si conoscevano. E non sono morti per caso. Seguendo una pista sepolta da decenni, Giulia riapre un caso dimenticato: un rapimento degli anni Settanta, una rete di bugie, un nome che torna a galla. Un uomo scomparso nel nulla… o forse no. Tra indizi contraddittori, silenzi di famiglia e verità che fanno male, Giulia dovrà scavare nel cuore oscuro di Milano – e nel passato di suo padre – per riportare alla luce ciò che molti volevano restasse sepolto. Perché il passato non smette mai di chiedere il conto.
“Sai com’è, prima o poi ti viene voglia di scoprire
come sono andate esattamente le cose che ti hanno rovinato la vita. Soprattutto
se a un certo punto decidi di diventare una poliziotta”
A Milano, in una giornata di
vento di fine febbraio, durante una delle sue amate passeggiate al Cimitero Monumentale,
la vicequestora Giulia Ferro si imbatterà nel ritrovamento di un cadavere
appeso ad un albero, probabilmente suicida, come affermerà sbrigativamente il
PM incaricato.
Caso vuole che ventiquattro ore prima sia stato ripescato un altro
cadavere nel Naviglio Grande, davanti alla chiesa di S. Cristoforo. Si tratta
di un alcolizzato, ex brigatista passato da un carcere all’altro, picchiato malamente
da un gruppo di ragazzotti disturbati dal suo modo di fare molesto. Tutto sembra
dare adito a due casi già risolti, se non fosse per una vecchia conoscenza, ripiombata
all’improvviso nella vita di Giulia, con notizie sulle vittime che desteranno
in lei più di un semplice dubbio.
“Ci vogliamo bene. Io me lo
dico. Sono sicura che se lo dice anche lui. Ma non serve a niente. Ci sforziamo
ma non sappiamo mai di cosa parlare”.
Ha un dolore profondo, che le
scuote e sconquassa il petto Giulia Ferro il quale, immutato negli
anni, continua a provocarle una grande sofferenza. Una sorta di rancore,
incomprensione, non accettazione delle scelte di vita perpetrate dai genitori che nel
tempo da odio si sono trasformati in allontanamento, indifferenza, ridondante
silenzio.
L’indagine in questione riaprirà
vecchie ferite, riportando alla mente momenti del passato e scelte perpetrate
dal padre che hanno significato la rottura del loro rapporto.
A tratti spigolosa, Giulia Ferro ama la solitudine e tiene tutti a distanza, non permettendo a nessuno di penetrare nella sua anima, nel suo cuore ben protetto da muri che ha innalzato nel tempo.
Personalmente ho apprezzato
questa donna forte, indipendente, spesso sarcastica, diretta, capace di andare
oltre le apparenze – come lo dimostra questa indagine –che non scende mai a
compromessi con nessuno (per questo c’è il mitico Alfio) e in questo terzo
capitolo contemplerà l’importanza di un sentimento liberatorio e catartico come
il perdono.
“Ti guardo e per la prima
volta penso che ti potrei perdonare. E perdonarmi. Perché anch’io amavo quella
stronza evanescente e irresponsabile, proprio come l’amavi tu. Che abita questa
casa anche se non ci ha mai messo piede, non da viva. Ma tu te la sei portata
appresso. Come me la sono portata io. Ovunque.”
L’autrice è riuscita a tenere magistralmente le redini di una trama articolata in cui passato e presente si incastrano, si alternano o spesso semplicemente camminano parallelamente: la storia, pur svolgendosi al tempo presente, ha a che fare con la memoria degli “Anni di piombo” poiché, attraverso una concatenazione di cadaveri, si ritorna indietro nel tempo fino alla metà degli anni Settanta.
Un prosa arguta, a tratti ironica, ricca di dialoghi e introspezione, fa da sfondo a un intreccio dal ritmo serrato, avvincente che, come un puzzle, vedrà ogni pezzo incastrarsi perfettamente dando così origine a un’indagine approfondita che gradualmente prende forma con i giusti contorni e colori.
I numerosi personaggi non sono semplici comparse ma assumono un ruolo preciso, significativo, perfetto quid pluris alla narrazione. Altrettanto spazio trovano i sentimenti, gli stati d’animo, e una forte caratterizzazione emotiva della protagonista.
Praticamente perfetto.
SABRINA


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